L'ORIGINE DELLA PIEVE
La chiesa della Pieve di San Giovanni Battista in Canale d’Agordo è il luogo in cui sono stati completati i riti battesimali del piccolo Albino Luciani, quando dopo aver ricevuto il battesimo in casa dalla levatrice Maria Fiocco, fu portato al sacro fonte il 19 ottobre 1912 affinché il cappellano don Achille Ronzon ne terminasse la celebrazione per delega dell’arciprete di Canale d’Agordo don Giovanni Battista Zanetti. In questa chiesa il piccolo Albino crebbe e fu istruito nel catechismo. Fin dall’età di cinque anni iniziò a fare il chierichetto.
Qui gli vennero conferiti i sacramenti della prima confessione, della prima comunione, della cresima e qui celebrò la sua prima messa l’8 luglio 1935. Rimasto cappellano a Canale d’Agordo dal luglio al dicembre 1935, qui faceva regolarmente catechismo, confessava i ragazzi, celebrava la messa all’altare maggiore e sull’altare laterale della B. V. di Lourdes e suonava perfino l’organo in mancanza dell’organista titolare. Qui ritornò molte volte nella sua vita, fino al 1978; vi giunse per celebrare la sua consacrazione a vescovo, nel gennaio 1959; tornò per festeggiare la sua nomina a patriarca di Venezia nel febbraio 1970 e per la predicazione quaresimale nel marzo 1978.
L'EDIFICIO
La chiesa di S. Giovanni Battista è molto antica. Molto probabilmente fu edificata tra il XIII e il XIV secolo. Il primo documento che la cita risale al novembre 1361. Fin dall’origine era cappellania della Pieve di Àgordo del cui Arcidiaconato faceva parte, insieme all’antichissima chiesa di San Simon di Vallada Agordina, monumento nazionale posto a due chilometri da Canale d’Agordo, citata fin dal 1185 e contenente un meraviglioso ciclo di affreschi di Paris Bordon (1549).
Verso il secolo XIII – quando il centro religioso cominciò a spostarsi verso Canale, dove era fervente la lavorazione del ferro ricavato dalle miniere della Valle di Garés – le due chiese ebbero un unico cappellano in comune. Nonostante ciò il sacerdote veniva spesso a mancare per difficoltà di vario genere (il clima ostile, le piene del Bióis che impedivano l’accesso all’omonima valle, e per di più il fatto che egli potesse venir richiamato ad Àgordo ogniqualvolta l’Arcidiacono lo desiderasse). Perciò la gente cominciò a sentire l’esigenza di un sacerdote residente in loco.
Fu per questa ragione che il cappellano di San Simón e Canale Giorgio da Bamberga (Baviera) nel 1430 si incamminò verso Roma nella speranza di ottenere dal papa l’erezione della pieve di Canale; ma non poté raggiungere lo scopo prefissosi perché la morte lo colse durante il viaggio. Soltanto il 4 maggio 1456 il Sommo Pontefice Callisto III decretò l’erezione a pieve della cappella di San Giovanni Battista di Canale. Il decreto divenne però effettivo solo il 3 settembre 1458 per le difficoltà interposte dall’arcidiaconato di Agordo. Così la chiesa di San Giovanni Battista divenne il luogo dove i fedeli della Val del Bióis accorrevano per ricevere i sacramenti, seppellire i morti (ad eccezione degli abitanti di Vallada e di quelli a ridosso del Col di Frena che continuarono a seppellire i loro morti a San Simón), ascoltare la messa domenicale e partecipare alla funzioni solenni.
Il sacro edificio subì un ampliamento completo verso il 1450; l’altare maggiore e quelli laterali della B. V. dei Battuti e di S. Sebastiano furono consacrati il 28 luglio 1472 dal vescovo di Belluno Pietro Barozzi. La chiesa era ad un’unica navata, a capriate visibili, con il coro completamente dipinto e illuminato da quattro finestre, tre nell’abside e una verso mezzogiorno. Sulla parete esterna meridionale s’innalzava il campanile e sul “prato di San Giovanni”, ossia il sagrato prativo con il cimitero. Nel 1567-68 venivano innalzate le navate laterali in forma di cappelle comunicanti tra loro e circa cinquant’anni dopo fu rinnovato il coro e vennero fatti altri lavori. L’abside era dominata da una grande Fluegelaltar tedesco di stile gotico arricchito di molte sculture: nel mezzo c’era la Vergine Madre col figlio sulle ginocchia, a destra San Giovanni Battista, a sinistra San Simone, e sopra il capo della Vergine un nimbo di Cherubini; in alto un coronamento architettonico rappresentava la Crocifissione del Signore. Chiudevano lo stipo i due battenti: quello di destra portava scolpite le immagini di san Lorenzo, san Sebastiano, san Niccolò, san Martino; quello di sinistra san Michele, sant’Antonio, san Rocco e un ignoto. Sul piedistallo erano raffigurate santa Giuliana e santa Caterina. Nel 1613 il vescovo Lollino ordinava di costruire un tabernacolo e di collocarlo sull’altar maggiore per riporvi il santissimo Sacramento.
La chiesa come ora si presentava aveva nove finestre: tre nel presbiterio e le altre lungo le pareti; in alto, nella navata mediana che conservava il soffitto di legno, occhieggiavano sei piccoli rosoni. Il pavimento era di tavole, costruito in pietra nel 1686 quando l’edificio venne restaurato e portato a compimento. Davanti alla porta maggiore si protendeva un vestibolo o portico. Cinque altari laterali, quasi tutti uguali, con un dossale scolpito che racchiudeva nel mezzo un dipinto su tela, ornavano l’interno del tempio. Dal lato verso nord si allineavano gli altari della Beata Vergine dei Battuti, di San Niccolò, di Santa Lucia (cui venne unito nel 1675 sant’Antonio da Padova). Dal lato verso sud c’era l’altare di san Sebastiano e quello del santo Rosario, consacrato dal vescovo Giovanni Delfino il 4 settembre 1626.
Il 29 agosto 1741 la chiesa venne danneggiata da un incendio. Fu restaurata nei due anni successivi. Gli altari di san Sebastiano e di san Niccolò cambiarono il titolo rispettivamente in quello del Corpus Domini (costruito nel 1766 e ora conservato nella chiesetta di Valt) e delle Anime Purganti. Quest’ultimo aveva due cariatidi di Giovanni Marchiori: il Tempo e la Morte, (ora custodite in una cappella della chiesa). Nel 1740 la cuspide del campanile ebbe la forma attuale” (F. Tamis: Storia dell’Agordino, vol. 11 pagg. 138-139).
Nel 1859 l’arciprete don Agostino Costantini pensò di restaurare la chiesa, perciò chiese l’intervento dell’architetto feltrino Giuseppe Segusini il quale progettò il nuovo interno e la facciata della chiesa che ora si presenta a tre navate in stile neoclassico. Sulla facciata – finanziata dall’avvocato Giovanni Battista Zannini – è incastonato un medaglione in terracotta di Valentino Panciera Besarel che rappresenta il Battesimo di Gesù nel Giordano. Il campanile – alto 36m e risalente nella sua base al sec. XIV – custodisce cinque campane, fuse dopo la prima guerra mondiale in seguito alla requisizione austriaca dell’8 aprile 1918, quando gli antichi bronzi sacri furono smantellati e fusi per costruire cannoni.
Così, per chi entra, si presenta ora l’interno della chiesa: alle spalle, sulla una cantoria, è posto l’organo di Gaetano Callido del 1801 (ca. 800 canne e 19 registri). Sulla destra si erge il fonte battesimale in pietra con la piramide in legno di Amedeo Da Pos (1933), scultore di Carfón di Canale. La statua (in sostituzione di quella del Marchiòri) è di Tito Dell’Osbel di La Valle Agordina. In questo battistero furono battezzati, oltre ad Albino Luciani, il grande giurista internazionale padre Felice Cappello S.J. di Caviola, di cui è in corso la causa di beatificazione dal 1988, lo scultore Giovanni Marchiori, il pittore Giuseppe Zais, il poeta contadino Valerio Da Pos e molti altri artisti. Proseguendo si incontra l’altare delle Anime Purganti, con pala tratta dal Purgatorio del Tintoretto, che conserva un antico tabernacolo della Reposizione della scuola di Giovanni Auregne (1640). L’elegante pulpito in noce risale al 1841. A lato si apre poi la cappella della Beata Vergine del Rosario (ex sacrestia).
Il Sant’Antonio posto davanti alla colonna destra dell’arco trionfale è ancora di Amedeo Da Pos. Il presbiterio si apre con l’imponente altar maggiore che racchiude una pala raffigurante San Giovanni Battista “vox clamantis in deserto” attribuita ad Antonio Longo (dipinta tra il 1808 e il 1820). Sopra la pala si vedono Maria Regina, San Pietro e San Paolo. Le due tele poste ai lati rappresentano la nascita e il martirio di san Giovanni Battista: sono copie dipinte dagli allievi dell’Istituto di Belle Arti di Firenze nel 1930 a cura della ditta Alinari. Gli scranni del coro, in legno di noce risalgono all’epoca del restauro del Segusini (1861). Di notevole pregio artistico è il tabernacolo di Andrea Brustolon (1696). Vi è raffigurato Cristo Risorto, San Simone, San Lorenzo, la Deposizione (sulla porticina) e un nimbo di Angeli. Durante questo secolo è stato rialzato dallo scultore Amedeo Da Pos che scolpì la parte inferiore per inserirvi la porticina d’oro attuale. La mensa dell’altare, che sostituisce quella originale in pietra e gesso, è stata eseguita nel 1940 e consacrata il 18 aprile 1941.
Facendo il percorso a ritroso, da sinistra vediamo il bel crocifisso di Giovanni Marchiori (sec. XVIII) restaurato da Benedetto Da Pos (secolo XIX), padre dell’artista Amedeo. S’incontra poi la sacrestia nuova (sec. XIX), l’altare della Madonna, la cui cornice e il tabernacolo sono ancora di A. Da Pos (la statua della Madonna di Lourdes fu acquistata nell’anno 1900, come ricordo dell’anno santo, dall’arciprete don Giovanni Battista Zanetti), le statue di Santa Rita e sant’Agnese (1928), che provengono dalla Scuola della Val Gardena. Proseguendo si incontra l’altare di santa Lucia e infine la statua di Papa Giovanni Paolo I eseguita dallo scultore Riccardo Cenedése di Vittorio Veneto (1982).
Di rilevante interesse è l’altare verso il popolo eseguito da Dante Murer Moro, scultore di Falcade (1930-2009), in occasione della visita a Canale di Giovanni Paolo II (1979): si presenta come una breve sintesi della vita di Albino Luciani e ne focalizza i momenti più importanti.
La Via Crucis di Valentino Rovisi di Moéna (sec. XVIII) e i due dipinti di scuola tirolese sopra le porte laterali raffiguranti la morte di S. Giuseppe e la Flagellazione di Cristo (sec. XVIII) testimoniano l’intenso rapporto di Canale d’Agordo e della sua valle con il vicino Tirolo.
Dopo la distruzione delle campane operate dai Tedeschi l'8 aprile 1918, il nuovo concerto della ditta Colbachini di Padova, suonò per la prima volta nel 1920 e da allora scandisce i ritmi della vita paesana. Queste campane furono quelle udite dal giovane Albino Luciani.





