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Tradizioni di Canale d'Agordo

Molte sono le tradizioni che arricchiscono il paese e l'intera vallata.

Per menzionarne solo alcune, citiamo i pavarùi, fuochi che vengono accesi sulle cime delle maggiori montagne e nei dintorni del paese la sera della vigilia dell'Epifania. Si tratta di un antico retaggio precristiano, che con il Cristianesimo ha assunto il significato di illuminare la strada ai Re Magi.

Altrettanto suggestiva è la tradizione della Zinghenésta, unica maschera femminile dell'antico Carnevale ladino. Si tratta di una ragazza bellissima scelta annualmente tra le fanciulle più affascinati del paese per guidare, il martedì grasso, il corteo dei matiéi (maschere colorate), lacché, sassìgn (assassini) e molte altre maschere; è simbolo della rinascita della primavera, anche questo derivato da un rito propiziatorio precristiano.

Interessante la tradizione del tiro al vof il giorno di Pasqua, quando sulla piazza viene allestita una gara di lancio di una moneta con la quale il candidato deve colpire delle uova sode, che un tempo venivano benedette dal pievano.

Grande afflusso ha sempre richiamato la tradizionale Sagra de San Doàne, il 24 giugno, quando, dopo la messa solenne, si dà inizio ad un'importante fiera con bancarelle e giostre. La festa patronale di San Giovanni, un tempo molto sentita in tutto l'Agordino, inaugurava la stagione estiva.

Ricca di colori e di suoni è anche la Desmontegàda, nel mese di settembre, in cui si festeggia la transumanza del bestiame dai pascoli verso il fondovalle. Nel vicino centro di Falcade la manifestazione assume una connotazione molto vivace.

Grande fascino hanno anche gli antichi canti patriarchini di origine orientale, eseguiti dalla Schola cantorum parrocchiale nelle festività maggiori dell'anno.

Circa l'arte culinaria, tra i piatti tipici ricordiamo in particolare quelli della festa: i carfogn (crostoli con ripieno di papavero e cioccolato), la pasta da pavàre (pasta ai semi di papavero) e le lasagne da fornèl (lasagne con noci), queste ultime cucinate la notte di Natale.

 

Lingua

Giusta menzione va accordata al mezzo con cui viene espressa la cultura popolare e montana: il dialetto.
Il dialetto di Canale d'Agordo, come di tutta la Valle del Biois, pur influenzato da elementi veneti (la provincia di Belluno fece parte della Serenissima dal XV secolo al 1797) e in parte purtroppo italianizzato, mantiene gran parte del lessico e della struttura del ladino dolomitico. Ciò ha suscitato l'interesse dei linguisti e glottologi come Giovanni Battista Pellegrini, autore di numerosi saggi sui dialetti agordini o di studiosi come Giovanni Battista Rossi, autore del vocabolario sui dialetti ladini e ladino-veneti dell'Agordino, uscito in seconda edizione nel 2008.

Interessante notare che il fratello di papa Giovanni Paolo I, Edoardo Luciani, ha scritto negli Anni Sessanta una raccolta di leggende locali in dialetto ladino-veneto, trascritte in italiano con un testo originale a fronte da Loris Serafini nel 2001 (il volumetto è acquistabile presso l'ufficio Pro Loco di Canale d'Agordo).

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